Visualizzazione post con etichetta Berlino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Berlino. Mostra tutti i post

martedì 20 marzo 2012

Gendermenmarkt










domenica 30 ottobre 2011

venerdì 22 luglio 2011

Alex


La neve non c'era, ma faceva comunque un gran freddo!








giovedì 30 settembre 2010

Deutsches Technikmuseum

A Kreuzberg, in un padiglione del vecchio mercato nei pressi di una storica stazione ferroviaria, un museo della tecnica che raccoglie modelli di aeroplani e storiche locomotive. 
La ristrutturazione dell'edificio, in vetro e acciaio, vale di per se la visita. 

martedì 17 agosto 2010

We support Tacheles


http://www.isupporttacheles.blogspot.com/

domenica 15 agosto 2010

Kunsthaus Tacheles

Un centro culturale nato nel 1990 con l'occupazione di un edificio adibito a magazzino e trasformatosi in uno dei simboli di Berlino. Rischia ora di essere cancellato per far posto all'ennesimo centro commerciale.
E' il simbolo della Berlino anarchica ed alternativa. E' difficile rimanere indifferenti dinanzi ai suoi graffiti.

Tacheles è parlare senza censura, il significato originario del termine yiddish, la sua eventuale chiusura rappresenta un lutto non solo per l'arte e la cultura, ma anche e soprattutto per la libertà di espressione.



sabato 31 luglio 2010

La Cupola magica

Una cupola di vetro e acciaio. Apparente semplice.
Nel cuore di Berlino, sul tetto del Reichstag, un luogo strategico.
Un prisma di vetro all'interno. 
Il risultato è di grande impatto visivo, giochi di luce, rifrazioni e distorsioni, una vista privilegiata del cielo sopra Berlino.
Una cupola magica, una scatola di specchi.




domenica 14 marzo 2010

Prenzlauerberg


Avrei voluto fare un giro turistico nel suo quartiere.
Lei mi guardò con stupore, ancora non riusciva a credere che ci fosse gente che amava trascorrere le proprie vacanze a Berlino.
Prendemmo la S-Bahn alla stazione di Friedrichstrasse.
Quando scendemmo a Prenzlaurberg, mi accompagnò in un giro sommario del quartiere, gironzolando qua e là.


Sostammo a lungo dinanzi ad un cinema chiuso subito dopo la riunificazione.
Passammo davanti ad uno spiazzo, un tentativo di giardino, con una statua di bronzo in mezzo.
Non ne ricordo più il nome.
Volli sapere chi fosse. Un comunista celebre, mi rispose.
Un caffé al November.

Superammo i giardini oltre l'ingresso della stazione, svoltammo varie volte a destra e a sinistra.
Le case erano vecchie e scrostate, ma avevano comunque il volto di un'antica bellezza, di un gusto che non si trova ovunque, specie nella parte orientale di Berlino.

Quando ritornai a Berlino anni dopo, volli rivedere quelle strade.
Le case non sono più scrostate, tutto è stato ridipinto e ristrutturato.
Ma il fascino era rimasto intatto.


Una mite giornata di primavera, con il sole tedesco che non scaldava e poco vento.
Seduti su una panchina le raccontai di me, della mia vita in Italia.
Ma lei mi racconto sempre poco della sua vita berlinese, qualche aneddoto forse e poco altro.
Era preoccupata delle insegne pubblicitarie luminose che poco a poco comparivano in città, rendendo minuscole e quasi invisibili i vecchi prodotti della Germania Orientale.
Un simbolo dell'invasione, secondo lei.




Quando poi, durante i miei soggiorni, nel tardo pomeriggio prendevo la s-Bahn, guardavo tutti gli impiegati che tornavano a casa dal lavoro e pensavo a quante volte anche lei fosse salita su quei treni, al posto magari di quella signora un po' grassoccia che davanti a me stringeva la borsa.
E a quanti, come me adesso quella signora, l'avevano guardata.
Minuzie quotidiane.

domenica 14 febbraio 2010

Monumento all'Olocausto





A pochi passi dalla Potsdamer, lungo il percorso che porta verso il Reichstag e verso Brandeburgo.
Apparentemente semplice, scarno e molto simile al Giardino dell'Oblio  all'interno del Museo Ebraico di Libeskind, in realtà nasconde una natura più complessa, agevolata dal terreno irregolare, dai continui saliscendi, gli anonimi parallelepipedi grigi ricreano alla perfezione il senso di smarrimento e lo sconcerto di fronte all'Olocausto.




venerdì 5 febbraio 2010

Berlino


Ho ritrovato il vento gelido a Berlino, cumuli di neve ai bordi delle strade, un'inerme stufa a carbone risibile reperto di oltrecortina contro il generale Inverno.
Adesso il clima è meno inospitale ma la lama del vento ha sempre il suo filo sulla mia guancia ed è subentrato l'attacco incessante della pioggia, artiglieria leggera che tuttavia non dava tregua.
Non mi impediva avanzate turistiche ma le rendeva disagevoli, l'ombrello un impiccio non solo per le mani ma anche per la mente.
Per terra lo strato di foglie morte ha iniziato ad impregnarsi di acqua e ad amalgamarsi in un tritume bruno dorato, era come camminare su un fondale di Klimt, scabro e prezioso, o su un tappeto che rischiava sempre di essere sottratto da sotto i piedi per farmi ruzzolare lungo i larghi marciapiedi di Unter den Linden, sul limite del Mendelssohn-Bartholdy Park o di farmi finire nella Sprea.



L'attività blanda e capricciosa, indefinita come questo soggiorno, il gusto di una colazione abbondante, il piacere di osservare la gente in metropolitana o per strada, e di chiedermi che vite berlinesi ci fossero dietro quei volti.


In quei giorni avevo sempre in mente un concerto di Mozart, un concerto per pianoforte ed orchestra che avevo ascoltato solo poche volte prima di partire e poi non più.
Ma ancora, dopo giorni e giorni, il pianoforte del secondo movimento continuava a battere i suoi rintocchi nella mia testa come il ticchettio di un orologio biologico e psicologico, il passo di marcia verso una meta misteriosa, una forma di umore o di destino.
Non sapevo risolvere l’enigma, ma potevo apprezzarne gli effetti, Mozart ha sempre un buon influsso sulla mente.
La solitudine eccita la mente, e contro la febbre del pensiero Mozart è un ottimo antipiretico di marca kantiana Ma opponendosi alla forza centrifuga innescata dalla solitudine, Mozart riporta a un centro composto, esatto. Ricompone i pensieri, ricompone una solida geometria mentale. Mozart, Kant, Canova: i grandi settecenteschi sono centripeti, il mondo a misura di una regolarità umana docile al pensiero, addomesticata, dove tutto è riportato a un ordine: rassicurante tepore domestico prima dei fuochi romantici. 
Nella memoria c’era poi il valore aggiunto di una esecuzione che stilla un Mozart più liquido e ineffabile. La solitudine e i desideri non possono turbare più di tanto, le loro lame aguzze vengono smussate da questo candore non privo di sublime, è vero, ma un sublime dove la sottile malinconia brucia senza scottare, e la bilancia del desiderio pesa più sul piatto dell’attesa che su quello della conquista: esercizio, non possesso.